Violenza economica

Nel nostro comune sentire il termine violenza ci rinvia, dall’abuso sessuale alla violenza fisica, a tutto ciò che è efferato.

Ma la violenza non è solo quella che lascia i segni sul corpo.

Accanto agli effetti evidenti della violenza fisica ce ne è una più silente e subdola… quella psicologica!

Una violenza che, similmente a quella fisica, seppur colpisce le donne più comunemente degli uomini, può verificarsi da parte di uomini e donne verso partner dello stesso sesso o di sesso opposto.

La violenza psicologica è una forma sottile e insidiosa di maltrattamento che viene spesso sottovalutata perché non ha effetti evidenti come quelli del maltrattamento fisico e resta in genere nascosta all’interno delle mura domestiche.

Si tratta di un fenomeno ancora sottostimato poiché non riconosciuto dalle stesse vittime specie se si stabilisce come modalità relazionale all’interno della coppia o della famiglia (Breiding et al., 2008; Coker et al., 2002).  

Una violenza, inaspettata perché attuata e protratta subdolamente sui tasti della fiducia, dell’intimità e dell’amore proprio da quella persona a cui ci siamo affidati e con cui abbiamo presunto di star condividendo il nostro progetto di vita.

Eppure la violenza psicologica è la forma più frequente di aggressione da parte del partner (Cuenca Montesino et al. 2015) che pone la vittima in uno stato di paura, soggezione e assoggetamento.

Un atto di violenza psicologica è riconoscibile nella mancanza di rispetto che colpisce l’identità della persona, nell’insulto, nella critica continua, nella recriminazione, nell’umiliazione o nella ridicolizzazione, o in alcuni comportamenti quali seguire, imporre insistentemente la propria presenza, controllare, limitare, impedire di vedere parenti e amici, o di coltivare i propri interessi. Tutti comportamenti che possono rimanere tali o evolvere in veri e propri atti di violenza fisica, riconducibili ai reati di percosse, lesioni o abusi sessuali.

Una violenza, quella psicologica, che spesso assume le forme di un sopruso anche economico.

Qui il denaro diventa la conditio sine qua non per creare una relazione di dominanza, dipendenza e sottomissione attraverso la mancanza di conoscenza del reddito familiare.

Ne sono un esempio il non aver voce in capitolo sulla gestione dell’economia familiare, l’impossibilità ad avere accesso alle risorse economiche o di disporre liberamente dei propri soldi, finanche al divieto o boicottaggio del lavoro fuori dal contesto casalingo.

Si ingenera così uno squlibrio di poteri all’interno della coppia tale da elicitare nella vittima un forte senso di inferiorità e di inadeguatezza nel far fronte alle propri eed agli altrui vicissitudini che unitamente alla carenza economica porta in molti casi ad uno stato di immobilità che le preclude l’abbandono dell’ambiente violento.

L’aumento del numero di persone vittime della violenza psicologica ed economica ci obbliga ad una maggiore sensibilizzazione e attenzione verso la comprensione dei fattori di rischio all’uso di violenza intrafamiliare.
La presa di coscienza che una volta avviati, i violenti schemi di conflitto interagenti tra partner sono difficili da interrompere (Shortt et al., 2012), ha portato alla necessità di identificare i fattori di rischio al fine di identificare varie e necessarie opportunità di prevenzione.

dr.ssa Anna Carderi

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *