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Mar 15

A scuola con i bulli.

bullismo e bulli a scuolaIl bullismo è oggi un argomento particolarmente ‘di moda’, con cui si definiscono erroneamente tutti i problemi disciplinari del gruppo classe!

Ci sono alunni tranquilli, laboriosi ed educati, con una solida famiglia alle spalle che tiene in primaria considerazione il fattore “educazione”; vi sono, invece, alunni problematici, vivaci, poco rispettosi dell’ambiente e delle persone che li circondano …  questi spesso vengono definiti come bulli.

È sempre bullismo o lo stereotipo finisce con l’inglobare situazioni che nulla hanno a che fare con esso?

Com’è possibile capire che cosa fa la differenza?

Quel che differenzia i giochi turbolenti come la lotta per finta o le aggressioni giocose da un vero e proprio attacco fisico o verbale che sia, risiede nell’intenzionalità, nella persistenza e nell’asimmetria interazionale del comportamento messo in atto.
Il bullo mette in atto intenzionalmente dei comportamenti fisici, verbali o psicologici con lo scopo di offendere l’altro e di arrecargli danno o disagio. Esempi ne sono:
  • a livello fisico, il punzecchiare, il tirare i capelli, picchiare, dare calci, pugni, richiudere in una stanza, dare pizzicotti, spingere, graffiare, danneggiare le proprietà dell’altro;
  • a livello verbale,  l’uso di un linguaggio offensivo, molesto e allusivo, telefonate offensive, estorsione di denaro o beni materiali, intimidazioni e minacce, prese in giro e offese per il colore della pelle, dicerie e bugie sul conto di qualcuno, fargli il verso ad esempio ridicolizzando il suo modo di parlare, ecc.
  • a livello non verbale, fare brutte facce o gesti rudi, manipolare o danneggiare i rapporti di amicizia, escludere sistematicamente e isolare socialmente, inviare lettere scritte o frasi offensive. Gesti, mimica facciale per mettere in ridicolo, ammiccamenti, scimmiottarlo, ecc.
Questi episodi assumono la forma di bullismo se sono protratti nel tempo e l’interazione bullo-vittima è asimmetrica, fondata cioè, sul disequilibrio e sulla disuguaglianza di forza tra il bullo che agisce e la vittima che spesso non è in grado di difendersi.

A dispetto di quanto si pensi all’interno delle scuole il bullismo riguarda tutti gli alunni, e non solo quelli che vi prendono parte in maniera più evidente. Nella messa in scena del bullismo tutti giocano un ruolo fondamentale e specifico nel rinforzare il comportamento del bullo, aiutandolo (aiutante) ma anche solo ridendo, incitandolo o stando a guardare (sostenitore) non facendo niente cercando di rimanere fuori dalle situazioni di prepotenza (esterno), prendendo le difese della vittima (difensore), rimanendo in silenzio (spettatori silenziosi) e infine subendo le prepotenze (vittima).

Partendo da tale presupposto va da sé che un’efficace azione antibullismo passa attraverso la responsabilizzazione e il coinvolgimento del gruppo di coetanei.

La specificità di un intervento preventivo deve essere rivolto a tutti gli alunni e non direttamente ai “bulli” e alle loro vittime. L’intervento psicologico rivolto esclusivamente al  bullo e alla vittima è inefficace. Risulta maggiormente efficace agire sulla comunità degli spettatori.

Questo perchè, da una parte, il “bullo” non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema, dall’altra, l’intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del “bullismo”; quella vittima cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà presto un’altra nel medesimo contesto.

La complessa natura relazionale del bullismo, richiede, dunque, di incentrare l’intervento su tutto il gruppo al cui interno nascono, si diffondono e trovano supporto le molestie tra compagni.

Nello specifico, gli alunni neutrali che cercano di non farsi coinvolgere nelle dinamiche delle prepotenze devono essere sospinti a intervenire a difesa e tutela delle vittime, mentre i compagni che sostengono la prevaricazione con la loro tacita approvazione devono essere sensibilizzati alla sofferenza fisica e psicologica di chi è oggetto di prepotenze.

Solo attivando l’impegno di tutti i docenti e di tutti gli allievi il bullismo può essere prevenuto e contrastato.

Dr.ssa Anna Carderi