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Gen 22

Cinquantenne maschio: la crisi di mezza età

crisi di mezza etàCinquant’anni, punto di arrivo per alcuni, punto di partenza per altri.

Il compito più difficile che può vivere l’uomo a cinquant’anni è quello di integrare il senso di forza con il senso di fragilità.

Da una parte ci si sente forti perché a questa età si è spesso all’apice della carriera professionale e della realizzazione sociale, dall’altra ci si sente fragili perché, si verificano dei cambiamenti più o meno profondi rispetto ad un periodo precedente, cambiamenti che in genere implicano un riadattamento della persona e del suo ruolo a livello affettivo, sociale o lavorativo.

Lo stato psicologico che ne deriva, unito ai cambiamenti fisici in atto, può essere tale da far vacillare la dignità e la fidu­cia in noi stessi, fino a farci sprofondare nel dubbio riguar­do al nostro equilibrio emozionale e alla nostra salute mentale.                                                                                                                                                                                  La crisi della mezza età rivolta le persone da capo a fondo e manda in frantumi i mondi che fino ad allora si erano costruiti. A complicare la situazione c’è lo spettro della vecchiaia, paura a cui ognuno risponde con una diversa modalità.

Alcuni  riscoprono il fascino e il brivido della novità, della leggerezza, altri si rifugiano nel botox, in una Lei più giovane o frequentano ambienti giovanili nell’illusorio tentativo di sfuggire ai primi cedimenti fisici, alle prime defaillance.                                                                                                                                                                                 Tutto al fine di riequilibrare la precarietà psicologica di chi è emotivamente impreparato ad accettare  l’incedere degli anni.

Mentre nelle donne, infatti, il passare degli anni è in un certo senso “ritualizzato” dall’avvento della menopausa, dalle vampate e da altri disturbi, gli uomini non hanno niente di fisico, e allora l’incedere degli anni diventa una consapevolezza di tipo psicologico ed alcuni uomini sono così spaventati che nel tentativo di uscire da questa empasse preferiscono fare un passo indietro, ritornare per così dire nell’adolescenza.

Si vuole ricominciare, – ma, come afferma Kundera ne l’insostenibile leggerezza dell’essere “il tempo umano non ruota in cerchio, ma avanza veloce in linea retta. È  per questo che l’uomo non può essere felice, perchè la felicità è desiderio di ripetizione.”  – o si cerca di cambiare.

Cambia il proprio modo di percepire le persone e le cose della vita.                                                                                     Si riconsidera che cosa ha senso per noi, ci rendiamo conto dei compromessi fatti, di cosa si è, di cosa si è fatto e di cosa si vuole ancora fare.                                                                                                                                                              Il raggiungimento di questo grado di consapevolezza, derivante dal bilancio complessivo di ciò si è realizzato nel periodo precedente (prima e seconda fase adulta), richiede necessariamente un riadattamento interno del soggetto che lo dispone ad affrontare un nuovo ruolo nei rapporti sia affettivi che sociali.

Ciò in alcuni può indurre uno stato di lutto che li espone facilmente a stati di depressione o a reazioni di negazione e di ripiegamento su se stesso o semplicemente può indurre la persona a fare outing rispetto ad una situazione che tiene dentro da tanto tempo e che preme per uscire.                                                                                       Per altri la consapevolezza di quanto abbiamo tralasciato, non goduto, trascurato, può reattivamente trasformarsi in potente carburante per nuovi entusiasmi e inimmaginabili curiosità.                                                                                 Per molti, quest’età  è l’inizio di una vita più consapevole, più serena, più facile da gestire e con più spazio da dedicare al sé e, la ricerca della giusta distanza dalle cose, da se stessi e dalla vita, attraverso la revisione di certi valori soggettivi, ci può regalare un nuovo e profondo senso di libertà.

dr.ssa Anna Carderi