«

»

Feb 15

Fecondazione eterologa si … ma non per tutti. I requisiti dei pazienti e dei donatori.

fecondazione eterologa psicologo roma Sembra proprio che la travagliata avventura della fecondazione eterologa sia destinata a continuare.

Ebbene si! Nonostante sia stato riconosciuto “il diritto incoercibile delle coppie ad avere figli” e il consequenziale accesso delle coppie di pazienti alla PMA di tipo eterologo l’esercizio di tale diritto è però subordinato all’esistenza di alcuni requisiti soggettivi specifici.

Vediamoli insieme!

In primis, le Tecniche di PMA eterologa sono eseguibili unicamente qualora sia accertata e certificata una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità.

Nella donna si deve dimostrare una o più delle seguenti patologie:
– ipogonadismo ipergonadotropo;
– ridotta riserva ovarica dopo fallimento di fecondazione omologa;
– affette o portatrici di un significativo difetto genetico o che hanno una storia familiare di una condizione per la quale lo stato di portatore non può essere determinato;
– ovociti e/o embrioni di scarsa qualità o ripetuti tentativi di concepimento falliti tramite tecniche di PMA;
– donne con fattore iatrogeno di infertilità.

Per quanto riguarda invece gli uomini l’eterologa è legittimata dalla presenza di:
– dimostrata infertilità da fattore maschile severo (azoospermia e oligoastenoteratozoospermia severa o mancata fertilizzazione dopo iniezione intracitoplasmatica di sperma [ICSI]);
– disfunzione eiaculatoria incurabile;
– affetti o portatori di un significativo difetto genetico o che hanno una storia familiare di una condizione per la quale lo stato di portatore non può essere determinato;
– infezione sessualmente trasmissibile che non può essere eliminata;
– fattore iatrogeno di infertilità;
– partner femminile è Rh-negativo e gravemente isoimmunizzata e il partner maschile è Rh-positivo.

Inoltre, per poterne usufruire i coniugi o conviventi devono essere di sesso diverso, maggiorenni, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi (art 5, legge 40 /2004).

Deve ritenersi applicabile anche per la PMA eterologa il limite di età indicato nella previsione contenuta nell’art. 4 L. 40/04 secondo la quale può ricorrere alla tecnica la donna “in età potenzialmente fertile” e comunque in buona salute per affrontare una gravidanza. su suggerimento delle Società Scientifiche, si sconsiglia comunque la pratica eterologa su donne di età >50 anni per l’alta incidenza di complicanze ostetriche.

Per la donazione di gameti maschili è comunque rilevante allo stesso modo l’età della partner, con le stesse limitazioni.

Ma chi può donare?

Premesso che la donazione è anonima e che quindi i donatori/donatrici non hanno diritto di conoscere ĺ’identità del soggetto nato e il nato a sua volta non potrà conoscere l ́identità del donatore/donatrice, anche i donatori devono sottostare ai requisisti di selezione.

La donazione di gameti è consentita ai soggetti di sesso maschile di età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 anni, e ai soggetti di sesso femminile di età non inferiore ai 20 anni e non superiore ai 35 anni.

Inoltre, il donatore, maschio o femmina che sia, rilevata la storia medica, viene sottoposto a valutazione clinica, esami ematici e culturali di routine, test e screening per controllo dei donatori; valutazione genetica e di patologie malformative attraverso questionario anamnestico e consulenza genetica; analisi di laboratorio: HBsAg o HBV-NAT, HBs Ab, HBcAb IgG e IgM , Ab anti HCVAb o HCV-NAT, HIV 1/2 ab (IV generazione) o HIV-NAT, Ab anti-Citomegalovirus IgG, IgM TPHA-VDRL, Gruppo sanguigno e fattore Rh.

A tutto ciò si aggiunge l’analisi del liquido seminale(spermiogramma) per lui e il test del seme per lei.

Infine, la normativa europea stabilisce che la donazione di cellule riproduttive da utilizzare nell’ambito delle tecniche di PMA di tipo eterologo è atto volontario, altruista, gratuito, interessato solo al “bene della salute riproduttiva” di un’altra coppia. Non potrà esistere una retribuzione economica per i donatori/donatrici, né potrà essere richiesto alla ricevente contributo alcuno per i gameti ricevuti.

Dr.ssa Anna Carderi