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Nov 24

Follie private

follie privateDi intrecci fatali e carneficine ieri ne era piena la letteratura oggi ne sono piene le pagine di cronaca nera.

Come se, l’Edipo, sposo di sua madre Giocasta e giustiziere involontario del padre Laio o l’Hercules furens di Seneca che, impazzito, uccide figli e moglie, l’Amleto e i suoi familiari, o i tredici ragazzini fautori del parricidio collet­tivo narrato da James Ballard, che una mattina di giugno del 1988 decidono, senza un motivo apparente, di elimi­nare trentadue genitori prima di sparire nel nulla, fossero usciti dalle penne dei loro autori per mettere in scena nel qui ed ora i loro truculenti intrighi e le loro efferate violenze.

Personaggi della fantasia incarnati da persone reali come Michael McLendon, un 27enne dell’Alabama, che Colto da un raptus di follia, ha imbracciato il fucile e ucciso 10 persone, compresi  sua madre, i nonni, e una coppia di zii, prima di togliersi la vita; il ragazzo che scoperto dal padre per aver falsificato il libretto degli esami universitario lo uccide a bastonate o ancora, andando a ritroso nel tempo Omar ed Erika i responsabili del duplice omicidio di Novi Ligure o la tragedia di Cogne in cui un bambino innocente è stato assassinato dalla madre.                                                                                                                                                                                                                                                                                   Minimo comun denominatore di queste follie private è spesso un’immaturità emotiva che ha reso tutti inconsa­pevolmente persecutori e vittime. In queste persone, è come se, le angosce e le paure siano rima­ste imbrigliate in una posizione schizo-paranoide, dove la separazione non viene tollerata e la necessità di dominare prevale sul bisogno di curare l’intimità. L’altro viene vissuto come oggetto minaccioso e persecuto­rio, ed il bisogno di controllo può portare all’utilizzo di una violenza sadica che, finché non evolve in tragedia, è funzionale a preservare la relazione.

Nel rap­porto genitoriale, amicale o di coppia che sia, queste persone vi hanno riversato le personali incomple­tezze infantili, trasformandolo in un “campo di battaglia” con inutili e disastrose lotte di potere che a lungo andare hanno creato, come per affrontare un pericolo, uno stato d’allarme che ha comportato un blocco emotivo – ritiro e ripiegamento –  o una reazione contro l’altro – combattimento – .

Il rammarico si è trasformato in giudizio e il dolore si è trasformato in allontanamento e autoesclusione.

La ferita affettiva che ne è deri­vata può aver ingigantito il problema e creato fantasmi persecutori. Ciò può aver facilitato nella persona lo scivolamento verso uno squilibrio emotivo e allora una parola o un gesto possono essersi trasformati in un’aggressività che protratta nel tempo è andata incontro a un’escalation in cui spesso il massacro ne è l’acme finale.

Rabbia, insoddisfazione e odio sono solo alcune reazioni ai nostri bisogni frustrati e rappresentano solo la punta estrema di un profondo disagio e di una immensa scontentezza. Quando la persona non riesce più a contenere queste emozioni esse esplodono in atti che, seppur nella loro patologica drammaticità, gli consentono di ristabilire il controllo.

   dr. Anna Carderi