«

»

Nov 13

Ho scelto te e soltanto te. Le motivazioni che portano alla scelta del partner.

coppiaCosa ci guida alla scelta di una persona piuttosto che un’altra?
Partendo dal presupposto che l’amore non è cieco ma che anzi scegliamo l’altro con cognizione di causa, diversi autori si sono interrogati sulle variabili che intervengono nella scelta del partner (Simonelli 2002).

Tralasciando questioni sociali, religiose, culturali, economiche, biologiche, neurochimiche, ecc., la scelta dell’altro è ancorata a dinamiche inconsce inerenti il nostro vissuto personale, il tipo di legame instaurato dal e con il caregiver, proiezioni e introiezioni, mandati generazionali, ecc., o dallo stile di attaccamento della persona stessa.

Fondamentalmente cerchiamo e ci leghiamo a qualcuno che ci risuoni come “familiare” in termini di stili di attaccamento o di coppia interna.

Questo cosa significa?

Il bambino chiede aiuto .. la madre lo protegge
Il bambino chiede conforto … la madre lo coccola
Il bambino chiede cibo … la madre lo nutre

L’esperienza con il caregirver condizionerà tutte le nostre relazioni, amicali, familiari, professionali e soprattutto sentimentali.
Ed è dall’interazione con il caregiver e da come viene da esso trattato che il bambino sviluppa uno dei 4 stili di attaccamento (sicuro, insicuro ansioso resistente, insicuro evitante, disorientato disorganizzato) che si riattualizzerà (MOI) nelle relazioni in età adulta, guidando il comportamento socio-relazionale “dalla culla alla tomba” (Bowlby 1979, p. 129), ivi compresa la scelta del partner e la conseguente soddisfazione relazionale.

Quando ci innamoriamo il partner è implicitamente investito del ruolo di figura di attaccamento.

Ciò significa che la persona tenderà a cercare un partner che si adatti perfettamente a quel tipo di modello di attaccamento sviluppato con la madre.
A questo punto lo stile di attaccamento instaurato nell’infanzia si riattualizza nel qui ed ora e la nuova relazione si plasmerà su di esso.

In definitiva amiamo come siamo stati amati.

Esistono tanti modi di amare … tanti quanti sono gli stili di attaccamento.

Attaccamento sicuro – Amore sicuro:
Se cresciamo in una famiglia dove l’altro significativo è calmo e amorevole, coerente, nutriente, gentile e incoraggiante ci sentiremo al sicuro e impareremo a fidarci e quindi a comunicare come ci sentiamo e come chiedere che i nostri bisogni siano soddisfatti.
La persona portatrice di un modello di attaccamento sicuro, svilupperà un legame basato sulla fiducia reciproca e considererà il partner e se stesso come degno di essere amato. Capacità di vivere esperienze intime e di ricevere e prestare aiuto (Hazan e Shaver, 1987).

Attaccamento evitante e distante -amore non amore:
Quando, a causa di una figura di attaccamento svalutante e carente nell’accudimento, non riesce, nelle prime fasi della vita, a soddisfare questi bisogni, il bambino imparerà a percepirsi come non degno d’amore, e nella paura che un eccessivo coinvolgimento culmini in un eventuale rifiuto, adotterà una posizione estremamente difensiva e distaccata.
Egli svilupperà così uno stile di attaccamento evitante che si riattualizzerà nella nuova relazione con la sottovalutazione dell’importanza della relazione intima stessa, come meccanismo di difesa.

Conseguentemente la relazione sarà priva di coinvolgimento al fine di evitare conflitti e altre emozioni.
L’evitamento, attuato nella ricerca di distanza fisica ed emotiva e ostentato come libertà e indipendenza, è uno dei tanti modi mal adattativi per far fronte alla paura dell’intimità e del rifiuto (Hazan e Shaver ,1987).

Attaccamento ambivalente/ansioso – amore ossessivo:
Se la persona ha maturato uno stile di attaccamento ambivalente/ansioso tenderà ad idealizzare l’altro.
Cresciuto da una madre con uno stile di accudimento “imprevedibile”, altalenante tra l’incuria e l’ipercura, il bambino da adulto proverà verso l’altro significativo una rabbia disfunzionale per cui percepirà l’altro, al pari di se stesso, come fonte di amore e odio … di meriti e demeriti (Gattili V.), di essere degno e indegno d’amore.

Coloro che hanno questo modello di attaccamento esprimono l’amore sotto forma di mania (amore possessivo). Sviluppano verso il partner un amore nevrotico che si accompagna ad iperconvolgimento ossessivo, dipendenza emotiva e idealizzazione dell’altro (Gattili V.).
Nutrono costantemente la paura di essere lasciati dal partner o di non essere amati, hanno scarsa fiducia in se stessi e nell’altro.

Nel vivere un rapporto di coppia hanno grandi difficoltà a causa del loro conflitto inconscio tra il bisogno simbiotico di fondersi con il partner e l’angoscia che la realizzazione di questa fusione comporta.
Da ciò derivano le loro esplosioni di rabbia, le scenate di gelosia e i sospetti sulla presunta inaffidabilità e distanza emotiva del compagno.
I loro sforzi di dare vita a relazioni significative sono governati, emotivamente, dal senso della perdita e dall’insicurezza.

Attaccamento disorganizzato – amore dipendente:
È il prototipo relazionale più patologico e pericoloso per l’equilibrio psichico del soggetto, connota frequentemente l’attaccamento di soggetti borderline o con disturbi della personalità.
Nonostante sia figlio di genitori abusanti, svalutanti, totalmente incoerenti e inadempienti, il bambino si trova a sviluppare per la propria sopravvivenza l’attaccamento e a desiderare la vicinanza affettiva proprio da chi gli fa paura e lo angustia.
La confusione che deriva dai sentimenti di amore e paura indirizzate alla figura di attaccamento, fanno sì che il soggetto sia totalmente incapace di interiorizzare un’immagine interna tranquillizzante e rassicurante di sé e dell’altro.
Sia il sé che l’altro sono percepiti come cattivi. Ha difficoltà a fidarsi dell’atro. Difficilmente si lascia coinvolgere e quando accade assume un ruolo passivo-aggressivo e dipendente.

Quando questo modello di attaccamento si estende alla vita di coppia, dà luogo a relazioni altamente disfunzionali del tipo vittima- carnefice, sadico-masochista.
Gli individui disorganizzati avvertono un profondo conflitto tra il bisogno di conservare legami intimi, morbosi, di coinvolgimento fusionale con il partner e la necessità simultanea di tenerlo a distanza per evitare la minaccia dell’abbandono con le conseguenti sofferenze emotive.

La teoria dell’attaccamento ci offre la possibilità di comprendere le dinamiche che fanno nascere e mantengono una relazione di coppia.
Logicamente ogni membro della coppia porterà il proprio stile di attaccamento individuale che andrà a formare quello diadico.

dr. Anna Carderi