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Feb 06

L’ABC della parità: come e perché educare i propri figli alla diversità.

diversità carderi

In una società che propone modelli vincenti che puntano all’omologazione generalizzata non valorizzando tacitamente le differenze individuali, il compito di noi genitori è quello di educare i nostri figli alla diversità  come arricchimento e valore aggiunto.

Un compito che cozza spesso e volentieri con la nostra stessa paura del diverso o xenofobia.

Molti di noi sono impauriti dal diverso.

Tutti, sicuramente, sono impauriti dall’idea di trovarsi in famiglia un figlio diverso.

Queste paure possono essere facilmente trasmesse ai nostri figli. Il graduale assorbimento delle nostre paure può far passare il bambino da uno stato di apertura alle diversità ad uno di chiusura e sfociare in atteggiamenti aggressivi e discriminatori verso i coetanei.

Inoltre, far crescere i nostri figli nell’insofferenza, nell’intolleranza e nella discriminazione del diverso può oltre che inquinare la relazione con gli altri, favorire l’insorgere di comportamenti violenti come il bullismo.

Come preservare nostro figlio dalle nostre stesse paure?

Il primo passo è proprio quello di tutelarlo da questa idea corruttrice della diversità insita in noi e nella stessa società.

È indispensabile far comprendere ai nostri figli il valore insito nelle differenze, contrapponendoci, con la forza dell’esempio, ad un tam tam di messaggi fuorvianti che ritraggono in modo negativo e socialmente indesiderabile tutto ciò che è diverso dal “normale”.  Il dialogo, la lettura, il cinema e il gioco, sono tutti strumenti atti a promuovere la conoscenza e l’accettazione della diversità, favorendo atteggiamenti positivi e rispettosi delle differenze individuali, familiari e culturali, comprese quelle relative all’orientamento sessuale, all’identità e all’espressione di genere.

Solo in questo modo possiamo favorire in loro la prosocialità. Cioè, lo sviluppo di abilità sociali e personali complesse, (quali la comunicazione, l’autocontrollo, l’empatia, la buona stima di sé, l’assertività, il problem solving) che permettano di “vivere bene con sé e con gli altri” e l’acquisizione di competenze sociali (l’assistenza, la promozione e lo sviluppo altrui, la valorizzazione della diversità, la solidarietà, la consapevolezza politica) e che preservano dall’insorgere di comportamenti devianti, di disagio e di disadattamento sociale.

Ricordiamoci che promuovere nei propri figli idee libere dal razzismo, dall’omofobia, ecc, equivale a promuovere in loro la libertà di essere se stessi e di trovare spazio in una società senza nascondersi e raccontare bugie sui propri desideri, sulle proprie pulsioni, sulla propria famiglia o sui propri amori.

 D.ssa Anna Carderi