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Ago 26

Quando l’ansia mina il benessere sessuale della persona

ansia e sessualitàIl benessere sessuale può essere condizionato dall’instaurarsi di disfunzioni sessuali, dall’incapacità riproduttiva, dalle modificazioni fisiche apportate dalla menopausa e dal climaterio maschile, dall’insorgere di problematiche ginecologiche e andrologiche come dalla presenza di traumi ed elevati livelli di stress e ansia.

La sessualità per essere funzionante ed appagante presuppone l’integrità del funzionamento mutualmente interagente dei circuiti psico-affettivi-relazionali e di quelli somatici e bio-fisiologici. Conseguentemente qualsiasi evento capace di alterare questa unità funzionale può alterare il ciclo di risposta sessuale e causare, esacerbare o mantenere una disfunzione sessuale.

Si riscontra come nel caso clinico di una patologia sessuale, pur nella propria specifica eziologia, si riveli incisiva nel disagio psichico del paziente l’ansia sperimentata prima del rapporto già sintomatologicamente disfunzionale nella routine del paziente stesso.

L’ansia e lo stress possono generare problemi a livello del desiderio, inibendolo, e incidere sulla capacità di abbandono e di raggiungere l’orgasmo, anche con possibile dolore (dispareunia) sulla funzionalità erettile ed eiaculatoria.

La presenza di pensieri ansiogeni impedisce l’attenzione verso le sensazioni indotte dalle stimolazioni esterne e blocca l’elaborazione di fantasie sessuali eccitanti, facendo quindi venire a mancare importanti componenti di attivazione in grado di far scattare nella corteccia limbica l’interruttore innescante il desiderio.

Un’ansia che contamina l’idea che la persona ha di sé di non essere capace di “…. avere un’erezione”, “…. soddisfare il  partner”, “… avere lubrificazione durante il rapporto”, di “… non essere padrona del proprio orgasmo” che “non c’è speranza” e che quindi la sua condizione “non cambierà mai” (Carderi A. 2009; Carderi A. 2013), innescando e successivamente cronicizzando comportamenti sessuali disfunzionali.

Da qui la necessità di demonizzare i propri fantasmi scatena il bisogno di dimostrare a se stessi e all’altro che si è capaci  di “avere un erezione” … di “farla godere”  ecc.

Per alcuni soggetti la capacità, non solo di raggiungere l’erezione, ma di donare piacere alla propria donna potrebbe rappresentare un “dover dimostrare” un’abilità, andando ad incrinare il loro senso di sicurezza, determinando ansia da prestazione, l’angoscia di non essere all’altezza o la paura di non sentirsi sufficientemente preparato.

Questa necessità inevitabilmente può innescare anche la paura di non raggiungere questa efficienza prestazionale. Ne risulta un’ansia performativa, ben diversa l’ansia prestazionale in quanto implicante la perfetta esecuzione dell’azione sessuale.

Sostanzialmente, nell’ansia da prestazione compare un senso d’insicurezza che incastra l’individuo in un circolo vizioso che da una parte lo sollecita a verificare le proprie capacità con continui tentativi di rapporto miranti a stabilire l’autostima e dall’altra gli fa vivere ogni rapporto come una prova incidendo negativamente sul rendimento della prestazione provocando conseguentemente una perdita stima nelle proprie capacità.

L’ansia  performativa invece è strettamente ancorata ad una sessualità performativa di per se autoreferenziale, svuotata quindi da ogni contenuto emozionale e relazionale, che esige una qualità genitale in termini di efficienza erettiva ed eiaculatoria tale da poter essere esibita. Una affermazione di sé intrisa dell’angoscia performativa implicante la perfetta esecuzione dell’azione sessuale.

Indipendentemente dalla dinamica soggiacente all’ansia della persona, certo è che la problematica sessuale si traduce e viene percepita come un attacco alla propria identità e può scatenare tutto un corollario emozionale che mina il suo benessere psicosessuale.

Partendo da tali presupposti è evidente come il benessere sessuale sia direttamente proporzionale ad una vita sessuale soddisfacente e non solo alla cura della problematica sessuale. Ciò in quanto recuperare la funzione sessuale non significa automaticamente recuperare il senso di sé stessi come uomo e donna.

Le problematiche sessuali sono tra le più delicate e complicate patologie e come tali richiedono un approccio capace di aggiungere alla valutazione organica, endocrino-andrologica, anche una competenza specifica sul piano psico-relazionale e sessuale che focalizzi l’attenzione sui fattori di rischio, espressioni disfunzionali emergenti ed eventuali traumi psichici e organici.

L’obiettivo è di far recuperare una sessualità spontanea, ludica e comunicativa, scevra da tabù e condizionamenti, mediante il superamento delle difficoltà relazionali (conflitti, incomprensioni) presenti nella coppia e  il riaffiorare di contenuti psichici inconsci o rimossi, blocchi affettivi, vissuti traumatici, che spesso si associano, sostengono o mantengono il disturbo sessuale stesso.

Tutto ciò consente il recupero e l’attivazione efficace delle risorse interne alla persona, la guida verso  la ristrutturazione dell’esperienza, del comportamento e degli scopi per  procedere verso il ristabilirsi dell’equilibrio psichico e sessuale.

Indipendentemente dal fatto che la disfunzione sessuale abbia cause organiche o psicologiche il ricorso alla terapia sessuale consente alla persona di lavorare su quei blocchi emotivi e su eventuali traumi che sottendono il disturbo in modo da far recuperare oltre alla funzionalità sessuale anche una vita sessuale e di coppia soddisfacente.

dr Anna Carderi