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Lug 22

Squirting ed eiaculazione femminile: le due facce dell’emissione femminile.

squirting carderiDato il dibattito ancora aperto e le diverse controversie che lo riguardano parliamone con le dovute cautele ma con la consapevolezza che esiste veramente e non è una scoperta dell’ultima ora!

Col termine squirting ci si riferisce all’emissione di fluido dall’uretra da parte della donna a seguito di una intensa  stimolazione presumibilmente del punto G. Una area, il punto G, sita nella parete anteriore della vagina e formata da diversi tipi di tessuti, che comprendono la radice del clitoride, i corpi cavernosi (come quelli del pene), le ghiandole di Skene e nervi che utilizzano gli stessi fattori biochimici dell’eiaculazione maschile (Jannini, 2008).

È proprio l’intensa stimolazione di questo punto nevralgico dell’eros femminile e precisamente delle ghiandole di Skene che favorirebbe, solo in una piccola percentuale di donne (alcuni autori ritengono che solo il 10% possa ottenere l’eiaculazione), lo squiirting.

Come è possibile?

È risaputo che alcune donne abbiano mantenuto un residuo prostatico, le ghiandole di Skene (prostata femminile), che al pari della prostata maschile, rilascia del fluido durante l’orgasmo che una volta accumulatosi viene, attraverso le contrazioni ritmiche dei muscoli pelvici,  espulso dall’uretra. Il piacere che deriva dallo squirtare sembrerebbe molto forte e il quantitativo di fluido rilasciato considerevole.

Gli elementi chimici di tale secrezione, glucosio e fruttosio e l’antigene prostatico specifico (PSA), la rendono molto simile allo sperma.  Oltre a tali componenti il fluido contiene anche un livello basso di creatinina  e molto alto di urea, i due principali marcatori chimici dell’urina. La presenza di urina unita al fatto che l’emissione di tale secrezione avviene attraverso l’uretra, fanno si che il fluido possa essere facilmente confuso con l’urina e portare ad una diagnosi errata di incontinenza.

Inoltre, la presenza di urina e la cospiqua espulsione del fluido diluito dalla vescica urinaria (densità: 1,001.67 ± 2.89; urea: 417,0 ± 42.88 mg / dL, creatinina: 21.37 ± 4.16 mg / dL, acido urico: 10.37 ± 1.48 mg / dL) (Rubio-Casillas A, Jannini EA. 2012), differenziano lo squirting dall’eiaculazione femminile vera e propria che, invece per natura biochimica si compone soprattutto dell’antigene prostatico maschile (PSA: 3,99 ± 0,60 × 103 ng / ml) e in cui il rilascio di un fluido, lattiginoso e biancastro, è molto scarso e rilevabile facilmente dato che si deposita in corrispondenza dell’imboccatura della vagina.

È indubbio che le differenti variabili anatomiche della donna possano o meno facilitare l’orgasmo ma ricordiamoci che esso è soprattutto il risultato di un complesso concatenarsi di fattori psicologici e fisici.

Questa fase, infatti, consiste in un picco di piacere sessuale, con rilascio della tensione sessuale e contrazioni ritmiche dei muscoli perineali e degli organi riproduttivi pelvici.

Raggiungere l’orgasmo spesso richiede che la donna sia a tal punto coinvolta emotivamente e fisicamente da lasciarsi andare al piacere e al leggero obnubilamento della coscienza che esso comporta.

Va da sé che la paura di perdere il controllo può far si che la donna non si abbandoni al vissuto orgasmico comportando l’instaurarsi di disturbi sessuali come l’anorgasmia.

 

Dr.ssa Anna Carderi