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Dic 06

Terapie riparative e presunzione curativa

terapia riparativa carderiDal 1973, anno in cui l’omosessualità sparì come ‘malattia’ dal DSM, il manuale diagnostico degli psichiatri americani, tutto è veramente cambiato nel modo di affrontare la psicoterapia dell’omosessuale?

Direi di no, vista la persistente promozione delle terapie riparative.

Nonostante siano passati 33 anni dalla cancellazione dell’omosessualità ancora oggi nell’immaginario di molti professionisti essa è vista come una malattia, una perversione e un’aberrazione e quindi come qualcosa da curare.

Una nicchia ben specifica di psicologi e psichiatri sono ancora inclini, nonostante i dettami della nostra Costituzione, della Carta dei diritti fondamentali della Ue e della posizione dell’Ordine nazionale degli psicologi, a riparare il paziente risucchiandolo in un percorso di etero-sessualizzazione, invece che sostenerne la sua libertà e la sua autonomia nella scelta del modo di sperimentare la propria sessualità.

Terapeuti, quelli riparativi, che mirano a convertire gli omosessuali alla sana eterosessualità spacciando per scienza teorie intrise di pregiudizi oppressivi e sacralizzati.

Ricondizionare l’orientamento sessuale dei pazienti omosessuali, tentando di ri-renderli eterosessuali è un assunto fortemente criticato da diversi autori che ne hanno evidenziato una serie di limiti nei fondamenti teorici nonché l’anticostituzionalità di una terapia che così impostata contribuisce a esasperare la stigmatizzazione subita dagli omosessuali.

Considerare l’omosessualità una condizione patologica che, con la giusta volontà e motivazione, può essere reversibile, non fa altro che aggravare la già difficile posizione di coloro che hanno acquisito una identificazione omosessuale e vivono coerentemente con essa all’interno di una società generalmente omofobica, perché ciò potrebbe essere considerato una loro scelta volontaria di insistere pervicacemente nell’errore. Tutto ciò innegabilmente tende a favorire la domanda di ”guarire” dalla loro malattia, l’omosessualità, sia da parte di genitori sgomenti sia dagli stessi omosessuali, che, vittime dell’ideologia eterosessuale dominante, vivono una omofobia interiorizzata.

Ricordandoci che a prescindere dall’indirizzo di provenienza una psicoterapia mirata sui problemi dell’omosessuale deve rafforzare l’autostima della personavalorizzare il suo essere ‘diversa‘ e, nel caso dell’adolescente, cercare di individuare se l’impressione di avere interessi sessuali per persone dello stesso sesso dipenda dalle incertezze di un processo di crescita non ancora terminato e stabilizzato, oppure se effettivamente si sta delineando un orientamento sessuale omosessuale. La terapia con le persone omosessuali deve  prescindere da vecchi stereotipi e pregiudizi psicoterapeutici che hanno da sempre trasformato il rapporto terapeutico stesso in una vera e propria persecuzione a fini riparativi

 È triste constatare come la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT), basata sul pregiudizio abbia favorito la messa in atto di comportamenti discriminatori (offese verbali, fino a vere e proprie minacce o aggressioni fisiche), anche da parte della psyco community, che negano e rifiutano l’omosessualità come esito alternativo e naturale dello sviluppo psicosessuale umano.

Convinzioni e radicamenti socio-culturali e religiosi con cui l’ambiente psichiatrico e psicologico ha da sempre colluso astenendosi dal prendere posizioni non patologizzanti in merito. Tant’è che solo di recente, e a seguito dell’aumentata visibilità della comunità omosessuale durante l’epidemia di AIDS della fine degli anni ottanta, e la declassificazione dell’omosessualità come malattia mentale nell’ICD-10, sono prevalsi modelli di pensiero che considerano l’omosessualità come non patologica. Concezione che a tutt’oggi stenta a diffondersi e ad instillarsi nel senso comune di tutti noi. D’altronde le credenze negative nei confronti dell’omosessualità sono talmente radicate che oggi giorno si ravvisa ancora la necessità di campagne di sensibilizzazione contro il fuorviante senso comune che l’omosessualità è una situazione anormale, non conforme alla propria appartenenza di genere e non equivalente alla norma eterosessuale.

Tutto ciò, nonostante sia indubbio che un “trattamento” che abbia come unico scopo il cambiare l’orientamento sessuale da omosessuale ad eterosessuale deve essere considerato una negligenza etica, e non avere nessuno spazio né nel sistema sanitario né in quello legislativo.

Purtroppo, siamo ancora lontani da quei Paesi la cui legislazione è fortemente favorevole ai diritti LGBT, tanto da sancire, come accade in Norvegia, che l’omosessualità non è né un disordine né una malattia, e perciò non può essere sottoposta a nessun trattamento, o come accade in California, dal firmare una legge che rende le “terapie riparative” illegali per i minorenni.

 Dr.ssa Anna Carderi